Mentre a Perugia si svolge il festival del giornalismo, mi viene da pensare ai nostri giornali e al loro ruolo in queste ore, considerate le notizie relative agli aerei e al vulcano islandese. Come al solito già scomparse al grido di: “la situazione è tornata alla normalità“.
Ora, sarebbe bello sapere cosa si intende per ritorno alla normalità. Gli aeroporti hanno riaperto (quasi tutti) e il traffico nazionale ha ripreso il suo normale andamento. Il resto del mondo no, e ne stanno succedendo di cotte e di crude. Uno stop di questa portata, durato diversi giorni, non può non avere ripercussioni della durata di diversi giorni…e così è stato.
E dunque, mentre dal rinnovato sito di Repubblica, la notizia scende nell’ultima parte dell’home page (contando dall’alto è la sedicesima) lo stesso articolo ignora sostanzialmente quello che sta succedendo. Accadimenti peraltro interessanti anche dal punto di vista del rapporto consumatori-compagnie aeree.
Già, perché se è vero che le compagnie aeree hanno perso milioni a causa dei voli cancellati è altrettanto vero che molti di quei passeggeri quei voli li stanno comunque riprogrammando (e ripagando) nei prossimi giorni. E provate voi in queste ore a comprare un biglietto per Londra, ad esempio. I prezzi sono simili a quelli dei bagarini fuori dalla finale di Champions, rapportati all’aereo. Sempre che riusciate a trovarne uno.
E non è affatto vero che i passeggeri hanno diritto a rimborsi o a riprogrammazione del volo automatica. Questo è vero solo nei casi in cui il volo sia stato effettivamente cancellato o che si abbia un biglietto di andata e ritorno (con la stessa compagnia). Provate ad essere uno di quelli che ha ascoltato il consiglio di “restarsene a casa” senza presentarsi all’aeroporto nella calca, come indicava la stampa. Oppure provate ad essere in possesso di un biglietto a/r con due compagnie diverse e non essere riusciti a partire (Dunque non potrete tornare, perché in quel paese non ci siete mai arrivati). Alla compagnia del biglietto ritorno la cosa non interessa: dovevate fare l’andata con loro. Anche se siete in grado di documentare quello che è successo, non servirà a nulla. Ed è così che perderete tutto o -se dovete proprio partire- il vostro biglietto per Londra in pochi istanti lieviterà del 150-200%…
Ma questo sui giornali non c’è.
Caro Marco,
il giornalismo è giornaliero, appunto. Il giornalista, tranne rare eccezioni che confinano con l’opinionista e financo con l’intellettuale, si forma – e sempre di più questo accade – alla scuola della memoria corta, cortissima. Ciò che c’è oggi non c’è domani. Questo produce due effetti uguali e contrari: ogni giorno ci sono novità mondiali incredibili; ogni giorno, la novità del giorno prima, che aveva fatto gridare a cambiamenti epocali, non esiste letteralmente più.
(Ora, proviamo ad applicare questo discorsino, per esempio, alla critica enogastronomica… ;-) )