Tu chiedi a qualcuno, all’estero, di nominarti un grande ristorante italiano e lui, è probabile, ti risponde “Le Logge”.
Accade da una ventina d’anni, mode e cucine che passano, Le Logge resta. Oggi anche senza Gianni, ammesso che Gianni qui dentro non ci sia, visto che tutto parla di lui e nasce da lui. Compresi Mirko e Nico che proseguono con convinzione la storia di un locale che d’estate macina coperti ma lo fa sempre bene. Che qui, a due passi dal Campo di Siena, riesce a tenere botta sulla qualità. Anzi, che forse oggi riesce a fare grande qualità, anche più e meglio di prima. Seduto a questi tavoli mi viene da pensarlo, pensare a Gianni (peraltro il suo Brunello 2005 è uno schianto) e chiedermi perché del budino di cipolla o dell’insalata di lingua cetriolo e zafferano si parli così poco.
Anche perché alzi gli occhi, ti guardi intorno, e scopri di essere forse in uno dei ristoranti più belli d’Italia. Ti riconcili col mondo e ti è più chiaro perché Le Logge piaccia tanto. Un locale che fa numeri e qualità da NYC, e invece sta a Siena.

Complimenti Marco,
spesso si tende a recensire ristoranti più alla moda, dimenticando realtà come Le Logge!
Condivido in pieno il tuo commento e aggiungerei due “bonus” da non sottovalutare: carta dei vini rara in un posto come Siena con scelte da veri appassionati (Mirko) e una politica di prezzi assolutamente onesta per la qualità offerta.