
David Toutain / Photo Thai Toutain
Per molti è il vero locale branché di Parigi. Agapé Substance è un luogo a suo modo esclusivo (non è facile trovare posto senza prenotare con largo anticipo) che mette insieme formula semplificata e alta cucina. E poi David Toutain, lo chef, è già stato osannato a destra e a manca, beccandosi pure un 9 su 10 da un Garcia Santos in cerca di novità in posizioni defilate.
Eppure la sensazione che ho provato è stata quella di disagio. Per l’ennesimo menu imposto (si, ma questa volta di troppe portate e al prezzo che varia da un minimo di 99 ad un massimo di circa 239 vini inclusi!), per i piatti portati ai commensali che avevano avvisato di non poter mangiare frutti di mare e in cui il riccio con la spuma al caffè diventava solo spuma di caffè. Per il pane servito in forme e cestini scomodi (e io per prenderne un boccone ho versato un bicchiere di bianco sul vestito della giapponesina accanto a me) e per la lista dei vini dai ricarichi spaventosi proposta su Ipad.
E la cucina? Già, la cucina, non me ne sono dimenticato. Probabilmente uno dei cuochi più precisi che io abbia conosciuto. “Complessità che si perde nell’eleganza” ha osservato il mio amico Trabucco. E in effetti la linea sottile di raffinati abbinamenti ingrediente principale-ortaggio nel solco del passardismo è talmente ragionata e intellettuale che io non mi ricordo quasi nulla di quello che ho mangiato. A parte il velluto di alcune creme di verdura e la perfezione di alcune cotture. Esercizi di stile, mi viene da pensare ricordando il bel libro di Queneau tradotto da Umberto Eco, uno dietro l’altro, che necessiterebbero di silenzio e concentrazione di attenti commensali in religiosa contemplazione e mal si adattano al caos degli sgabelli e alla sala stretta di questo ristorante che vuol vestirsi da bistrò. A 99euro a persona, come minimo, più i vini. Troppi.
Egr. sig. Bolasco,
mi permetta alcune osservazioni.
1) A pranzo il menù di 12 portate costa 65 euro
2) In carta ci sono vini a 30 euro
3) David Toutain non è solo preciso. E’ un cuoco di grande talento a tutto tondo.
4) I sedili non sono più scomodi di quelli dell’Atelier di Robuchon (2 stelle Michelin).
Grazie per l’attenzione
Egregio Sig. Noto, i 65euro a pranzo confrontati con i 26-35 della media del pranzo degli ottimi bistrot parigini risultano comunque eccessivi.
I vini in carta a 30euro sono pressoché tutti esauriti (te credo!). GLi sgabelli non sono scomodi è la posizione su quel tavolo che è scomoda. E comunque all’Atelier ci sono stato una volta a Londra e mi è bastato!
Non si preoccupi, continuerò comunque a seguire i suoi ottimi consigli: lei è e resta un faro da seguire.
Prendo atto della sua replica e concludo con questa frase:
“Meglio un ristorante travestito da bistrò che un bistrò travestito da ristorante”.
Mediti, Bolasco, mediti.
Con immutata stima
bn
Perle di saggezza… ;-)
Visto che la conversazione era già animata…
Chiedo a chi è più esperto di me: ma allora chi vince a Parigi in questo “segmento”?
Bigarrade, Baratin, Rino, Passage 53?
In caso sono gradite altre perle di saggezza.