In questi giorni di analisi, riflessioni sulla crisi e progetti per cercare di affrontarla, forse emergono più chiare sensazioni e riflessioni. Tra queste c’è sicuramente il saper ripartire dagli errori o comunque trarne spunti di ragionamento. E allora ne dichiaro uno:
La settimana scorsa sono stato a cena, di corsa come mi capita spesso in questo periodo, in un locale astigiano che l’anno scorso abbiamo tolto dalla guida Osterie (edizione 2012) perché la proposta (allora più incentrata su piatti liguri) non ci aveva convinto. Non c’ero stato io, né c’ero mai stato prima, e anche da qui la voglia e la curiosità di andare a vedere. Sorpresa.
Un piccolo locale in centro città, l’Osteria del Diavolo, che fa della semplicità la propria bandiera. Ma che semplicità! Servizio garbato e disponibile (“provate questa Barbera, se non piace la cambiamo” E così in effetti è stato, n.d.r.), qualche tavolo fuori e tre salette dentro e piatti molto convincenti. Le fugasette (frittelle di pasta di pane) con i salumi artigianali, i ravioli (quelli quadrati, astigiani), il galletto e le pesche ripiene, quello che abbiamo mangiato. Cose buone che piano piano, grazie anche alla Barbera, sapevano riconciliare con la settimana stressante. Potere dell’ospitalità, della grande ospitalità, con l’unico rammarico di aver tenuto fuori il locale l’anno scorso. Ma quest’anno rimediamo!
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